Che la disperazione non ci porti al suicidio

Prima ancora che la notizia fosse su un portale evangelico, avevo già saputo della scomparsa di Paul Finch. In Italia il mondo evangelico non è tanto grande e le notizie “importanti” tendono a girare alla svelta. Secondo alcuni giornali locali si sarebbe trattato di un suicidio. E’ stato così? Non saprei dire, perché non ho altre informazioni. Scrivo questo post sulla base dell’ipotesi del suicidio. Se non fosse così, le mie riflessioni sarebbero le stesse, anche se non applicabili al caso di Paul.

Conoscevo Paul Finch, ma non lo conobbi durante il periodo in cui visse a Firenze. Anni fa egli venne a trovare me e mia moglie, Silvia, negli USA quando io ero in contatto con un’organizzazione evangelica italiana che lui rappresentava. In una prima visita egli venne a casa nostra senza la (prima) moglie, Elaine, e mi ricordo che facemmo un barbecue con lui (i nostri figli non erano ancora nati). La seconda volta, sempre a Chicago, io e Silvia ci incontrammo con Paul e Elaine presso un ristorante (un “family restaurant” del tipo Baker’s Square). Furono una bella coppia. Successivamente, vidi Paul a Padova nell’unica Giornata Teologica cui ho partecipato e forse qualche altra volta. Le mie impressioni di un fratello in Cristo che non conoscevo molto bene, ma abbastanza? Era un uomo buono e gentile che amava Cristo, la sua Chiesa e gli altri. Alcuni anni dopo, Elaine – che era molto dolce – mancò a causa di un cancro. Poi seppi che, in un secondo momento, Paul si sposò con la seconda moglie.

Insieme a mia moglie pongo le mie più sentite condoglianze a lei, alle figlie e agli altri famigliari. In questo momento di grande prova, Dio benedica e consoli anche la comunità di Ferrara dove Paul ha servito come pastore.

Se conosci qualcuno che si trova in una situazione di disperazione, consiglio questo filmato in cui David M. Howard Jr. espone il salmo 88, l’angolo più buio del libro dei Salmi. Nel filmato Howard parla in inglese, ma è tradotto in italiano da Miriam Grice Moretti. L’esposizione di Howard del salmo 88 costituisce anche un capitolo del mio libro sui Salmi. Quando, non tanti anni fa, tradussi quel capitolo, piansi più volte e non piango spesso. E’ straordinaria la spiegazione di questo salmo da parte del fratello David Howard, presentando a noi un balsamo di fronte alla nostra disperazione spirituale ed esistenziale.

Ci sono tanti salmi di lamento nel libro dei salmi, ma il salmo 88 è l’unico che finisce “male” – l’unico. Eppure Dio l’ha incluso nel libro dei salmi come un dono. Questo potrebbe sembra controintuitivo. Ma si tratta davvero di un dono prezioso, il quale ci aiuta a rivolgerci a lui in dei momenti molto precisi. E quali sono? Quei momenti di profonda angoscia e di disperazione totale. In questi momenti le nostre preghiere forse non verranno formulate dalla nostra bocca e pure il nostro cuore sarà troppo provato per comunicare tanto a Dio. Ma il salmo 88 ci ricorda ora, e ci può ricordare nel buio spirituale, che anche allora la nostra vita sta sotto lo sguardo di quel Dio che conosciamo, anche se in quei momenti egli non ci sembra tanto comprensibile.

Quindi, usiamo questo dono e incoraggiamo anche quelli che sappiamo stanno in difficoltà ad usarlo.

Sui salmi di lamento in generale, puoi ascoltare Howard qui. La dispensa (bilingue) a cui egli fa riferimento nel filmato è scaricabile qui a: Salmi di lamento – David M. Howard Jr. (dispensa in inglese/italiano).

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