Come funzionano le parabole di Gesù secondo D.A./Don Carson?

In merito alle parabole di Gesù, D.A./Don Carson segnala due estremi: “È ingenuo dire che Gesù le ha pronunciate in modo che tutti potessero cogliere più facilmente la verità, ed è semplicistico affermare che l’unica funzione delle parabole per quelli di fuori era di condannarle.”

Se concordiamo che nessuna di queste due risposte spieghi bene i dati biblici, la domanda rimane: Come funzionano le parabole di Gesù? La seguente risposta costituisce un breve excursus di Carson che si trova nel suo commentario su Matteo nella parte dove egli sta spiegando la Parabola del seminatore o delle quattro terrene (Matteo 13:1-23). Trovo molto soddisfacente la spiegazione di Carson.

“È ingenuo dire che Gesù le ha pronunciate [le parabole] in modo che tutti potessero cogliere più facilmente la verità, ed è semplicistico affermare che l’unica funzione delle parabole per quelli di fuori era di condannarle. Se Gesù volesse semplicemente nascondere la verità a quelli di fuori, non avrebbe mai dovuto parlargli. La sua preoccupazione per la missione (Matteo 9:35-38; 10:1-10; 28:16-20) esclude quell’idea. Quindi egli deve predicare senza gettare le sue perle davanti ai porci (7:6). Fa questo in parabole: vale a dire in modo da indurire e respingere coloro che sono duri di cuore e illuminare – spesso con ulteriori spiegazioni – i suoi discepoli. I suoi discepoli, va ricordato, non sono solo i Dodici ma quelli che lo seguivano … e che, si spera, continuano a fare la volontà del Padre (12:50) e non finiscono con il bestemmiare lo Spirito (12:30-32) o con l’essere schiavizzati peggio di prima (12:43-45). Quindi le parabole pronunciate alle folle non trasmettono semplicemente informazioni, né [pp. 309-310] le mascherano: esse sfidano gli ascoltatori. Non trasmettono contenuti esoterici che solo l’iniziato può capire, ma presentano le rivendicazioni del regno inaugurato e le prospettive del suo apocalittico culmine in modo tale che le sue implicazioni siano spiegate per coloro tra il pubblico che hanno occhi per vedere… ”.

“La parabola dei terreni [Matteo 13:1-23] non solo esprime che il regno avanza lentamente e con ci sono varie risposte alla proclamazione di quel regno, ma sfida implicitamente gli ascoltatori a chiedersi che tipo di terreno sono. Coloro i cui cuori sono induriti e che perdono quel poco che hanno non partecipano al regno messianico che stavano cercando, e per loro la parabola è una sentenza di condanna. Coloro che hanno orecchi per udire, a cui viene dato di più, percepiscono e sperimentano l’alba dell’età messianica; e per loro la parabola comunica i misteri del regno. Nelle varie risposte date alla sfida delle parabole vengono manifestati sia l’atto di giudizio di Dio sia la sua auto-rivelazione in Gesù esattamente nello stesso modo in cui vari ‘terreni’ rispondono al ‘seme’, che è il messaggio sul regno”.

D.A. Carson, “Matthew”, in The Expositor’s Bible Commentary, vol. 8 (Matthew, Mark, Luke), a cura di Frank E. Gaebelein, Zondervan, Grand Rapids 1984, pp. 310-11.

 

Qui c’è il link di FB per il sermone su Marco 4:1-20 in cui uso questa citazione.

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