Cristo è l’oggetto eterno della fede, nel quale essa contempla tutte le ricchezze della misericordia divina

La vera fede

Non bisogna credere che la fede cristiana sia una nuda e pura conoscenza di Dio o una comprensione della Scrittura che sfiori il cervello senza toccare il cuore, come suole essere una nostra opinione intorno a cose che sono confermate da qualche buona ragione. Ma essa è una fiducia ferma e sicura del cuore, per mezzo della quale ci appoggiamo con certezza alla misericordia di Dio promessaci nel Vangelo. Infatti la definizione della fede dev’essere presa dalla sostanza della promessa, perché essa fede s’appoggia talmente su questo fondamento che, se fosse tolto, di subito rovinerebbe o meglio svanirebbe. Perciò se quando il Signore nella promessa del Vangelo ci presenta la sua misericordia, noi con sicurezza e senza esitazione ci confidiamo in Lui che promette, diciamo che riceviamo la sua parola per fede. E questa definizione non è affatto diversa da quella dell’apostolo (Ebrei 11:11), in cui insegna che la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono, perché egli intende un possesso certo e sicuro di ciò ch’è promesso da Dio e una certezza di cose che non si vedono, cioè della vita eterna, di cui noi concepiamo la speranza per la fiducia nella bontà divina, che ci è data dal Vangelo. Ora, siccome tutte le promesse di Dio sono in Cristo confermate e per così dire mantenute e compiute, è senza dubbio certo che Cristo è l’oggetto eterno della fede, nel quale essa contempla tutte le ricchezze della misericordia divina.

Catechismo di Giovanni Calvino (o di Ginevra) 1537

Citazione dalla traduzione su internet.

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