Ebrei 12:24: il sangue dell’aspersione che parla meglio del sangue d’Abele

Ebrei 12:24 dice che noi del Nuovo Patto ci siamo avvicinati: “a Gesù, il mediatore del nuovo patto e al sangue dell’aspersione che parla meglio del sangue d’Abele”. In che senso il sangue di Gesù parla meglio del sangue di Abele?

Ringrazio Luisa Pasquale e Andrea Becciolini per avermi stimolato a trovare un buon commento su questo, avendomi posto una domanda al riguardo, dopo il mio sermone su Ebrei 12:24 (Cristo il Mediatore e il suo sangue). Ecco gli ottimi commenti di Philip Edgcumbe Hughes, A Commentary on the Epistle to the Hebrews, Eerdmans, Grand Rapids 1977, pp. 551-2.

Egli scrive: “…e al sangue dell’aspersione che parla meglio del sangue d’Abele. Il sangue di Gesù è paragonabile sia al sangue dei sacrifici animali eseguiti da sacerdoti levitici, che sotto il sistema precedente fu asperso per la purificazione di quasi tutte le cose (9:18-22), ma che non poteva togliere mai i peccati (10:4, 11), sia (e in maniera più attinente qui) al sangue di Abele, il primo sangue umano sparso dall’uomo. Tale violenza orripilante di fratricida in cui, spinto dall’odio, fratello sparge il sangue di fratello, e che dimostra la depravazione e il carattere enorme del peccato insieme alle sue conseguenze per la società, è resa nulla dalla violenza terribile della morte di Cristo il quale, spinto da un amore puro, di volontà propria sparge il proprio sangue per noi, i quali egli non si vergogna di chiamare fratelli (2:11, 14). L’idea del sangue di Abele che parla deriva da Genesi 4:10, dove Dio dice a Caino: ‘La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla terra.’ Il sangue di Abele, malvagiamente sparso, grida per giustizia e retribuzione…, e una maledizione è messa su Caino (Gen. 4:11). Ma il sangue di Gesù, essendo il sangue di un patto migliore, parla meglio a noi (i quali, come Caino, siamo peccatori colpevoli) rispetto alla vendetta richiesta dall’omicidio di Abele. Tale sangue ci parla della redenzione eterna (Ebrei 9:12) anziché della condanna, l’eliminazione finale dei peccati (9:26), la purificazione di una coscienza cattiva (10:22), il perfezionare e la santificazione di tutti quelli a cui esso è applicato (10:10, 14); parla di accettazione anziché ripudio (10:19), di benedizione anziché maledizione; poiché è solamente questo sangue che purifica da ogni peccato (1 Giovanni 1:7). Il sangue di Abele gridava per il giudizio; ma il sangue di Cristo grida per la misericordia e il perdono. A questo sangue prezioso di Gesù, si è accostato il cittadino della Gerusalemme celeste, e per mezzo della fede nel sangue propiziatorio del sacrificio perfetto del suo Sommo sacerdote la voce che lo accusa di malvagità del suo passato viene silenziata, per sempre, via via che il sangue della croce di Gesù parla di pace al suo cuore (Colossesi 1:20).”

“…and to the sprinkled blood that speaks more graciously than the blood of Abel. The blood of Jesus stands in contrast both to the blood of the animal victims sacrificed by the levitical priests, which under the former system was sprinkled for the purification of almost all things (9:18-22), but which could never take away sins (10:4, 11), and also, and more particularly here, to the blood of Abel, which was the first human blood to be shed by man. This horrifying violence of fratricide in which, impelled by hatred, brother sheds the blood of brother, and which displays the depravity and enormity of sin and its consequences for society, is offset and nullified by the terrible violence of Christ’s death in which, impelled by sheer love, he of his own will sheds his blood for us whom he is not ashamed to call his brothers (2:11, 14). The notion of Abel’s blood as speaking derives from Genesis 4:10, where God says to Cain: ‘The voice of your brother’s blood is crying to me from the ground.’ Abel’s blood, wickedly shed, cries out for justice and retribution…, and a curse is placed on Cain (Gen. 4:11). But the blood of Jesus, as it is the blood of a better covenant, speaks to us who, like Cain, are guilty sinners something better (more graciously) than the vengeance demanded by Abel’s murder. [To understand Hughes in what precedes, use the following as the base sentence:  the blood of Jesus…speaks to us…something better than the vengeance demanded by Abel’s murder.] It speaks eternal redemption to us (Heb. 9:12) instead of condemnation, the final putting away of sins (9:26), the purging of evil consciences (10:22), the perfecting and sanctification of all to whom it is applied (10:10, 14); it speaks of acceptance instead of rejection (10:19), of blessing instead of cursing; for it is uniquely this blood which cleanses us from all sin (1 Jn. 1:7). Abel’s blood cried out for judgment; but Christ’s blood cries out for mercy and pardon. To this precious blood of Jesus the citizen of the heavenly Jerusalem has come, and through faith in the atoning blood of his High Priest’s perfect sacrifice the accusing voice of his past wickedness is silenced forever as the blood of the cross of Jesus speaks peace to his heart (Col. 1:20).”

Il sermone menzionale sopra fa parte di una serie di sermoni su Ebrei.

I link ai sermoni di Ebrei 12, precedenti a questi, si trovano in questo post.

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