Joni Eareckson Tada, la sofferenza e la mia bici

Infatti io ritengo che le sofferenze del tempo presente non siano paragonabili alla gloria che dev’essere manifestata a nostro riguardo (Romani 8:18).

Faccio progressi, piccoli e grandi, nella mia convalescenza (post sul ricovero), riconoscente sia al Signore, per la sua misericordia, sia al suo popolo, per l’affetto mostratomi nelle loro preghiere e nei loro messaggi. Qualche piccolo progresso: stanotte non ho preso un sonnifero per addormentarmi e non credo di dover prendere oggi (vedremo) del tachidol per il dolore. Ieri l’altro ero uscito di casa per la prima volta con mia moglie per fare una breve passeggiata, mentre ieri ne ho fatta una leggermente più lunga con il mio collega e amico Andrea Giorgi. In questi giorni la mia divisa è un pigiama, ma mi sono vestito normalmente per l’uscita.

pietro e andrea 23.2.17

Durante la passeggiata ho salutato con affetto la mia povera bici che mi manca da morire.

pietro con bici 23.2.17

Chi mi conosce bene sa che mancano in questa foto sia lo zaino sia lo marsupio per il cellulare perché rappresentano del peso e il “cingere” del corpo nell’area dove ci sono i punti. In effetti i jeans e la cintura, anche se non allacciata del tutto, non erano un granché comodi.

Tra alcuni giorni dovrebbero togliermi quei punti, anche se il periodo di convalescenza proseguirà e mi sa che sarà un bel po’ prima che io possa ricominciare a pedalare; mi manca ovviamente anche la piscina. Poi il mio corpo sta abituandosi a fare a meno di una colecisti e ciò comporta un po’ di dolore quando mangio e la rinuncia (in alcuni casi provvisoriamente) a determinati cibi.

Che c’entra Raoul Musci in tutto questo? Ecco uno dei “tech men” della Logos in una visita recente al Lago di Garda (che consiglia alla grande) per celebrare il primo anniversario di matrimonio con la sua dolce Noemi.

raoul noemi lago garda 2.17

(Eccoli insieme di nuovo in questo post e qui in questo filmato a leggere insieme a me le preghiere di Paolo)

Nei pressi di tale lago egli ha mangiato questo…

raoul mangione 1 2.17

…e lo so perché abbiamo la prova qua.

raoul mangione 2

Ecco cosa c’entra lui. In questo momento (o forse in qualsiasi momento), se io cercassi di mangiare qualcosa del genere, prima mia moglie mi ucciderebbe poi l’ambulanza verrebbe a portarmi all’ospedale per un altro ricovero.

Per cui, in questo periodo per motivini vari sto soffrendo un po’. Tuttavia, la mia sofferenza è una bischerata (un fiorentinismo per una sciocchezza) in confronto a quella di tante persone. Penso ai martiri antichi e moderni della chiesa perseguitata. Penso alle persone che soffrono in modi svariati, per esempio la stimata amica Simona Mancini, o a persone come Joni Eareckson Tada (Joni and friends Italia), la paraplegica che sta sulla sedia a rotelle da ben cinquant’anni. L’ho vista di persona al convegno studentesco missionario Urbana ’87 e, più o meno nello stesso periodo, ho letto la sua autobiografia (anche altri suoi libri sono disponibili in italiano). Nella misericordiosa provvidenza di Dio, il podcast successivo da ascoltare ieri nel mio ipod shuffle era proprio un’intervista fatta a Joni.

Una delle tante perle trovate in quell’intervista, fatta alla mia sorella maggiore nella fede, è l’affermazione di John Piper (le cui meditazioni giornaliere, Solid Joys, ora sono disponibili anche in italiano), che mi aveva rammentato poco prima Mark Brucato: Non sprecare la tua sofferenza (qui invece è il suo post, Don’t waste your cancer).

Non sto soffrendo per niente in confronto a Joni o ai nostri fratelli o le nostre sorelle che in questo momento stanno subendo torture per la loro fede, ma spero di non sprecare questo momento di sofferenza. E tu, non sprecherai la tua sofferenza?

Tre sermoni collegati: La sofferenza; la chiesa perseguitata; Romani 8:28-39; e continuiamo a pregare per perseveranza e forza per Ken Elliot.

Ricordiamoci sempre che l’Uomo di dolore (Isaia 53:3), Gesù Cristo, è il Sofferente per eccellenza, la cui sofferenza sulla croce ci ha redenti e un giorno metterà fine per sempre alle sofferenze di coloro che saranno stati salvati per mezzo di lui (Apocalisse 21:3-4).

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