L’importanza della tolleranza teologica per promuovere l’unità voluta da Gesù

In Giovanni 17 Gesù ha pregato per l’unità dei suoi discepoli. L’unità dei cristiani è un tema caro al cuore di Dio. L’unità dei cristiani è un tema complesso. L’unità dei cristiani è un tema difficile. Il tema dell’unità dei cristiani è spesso frainteso…in due modi differenti.

In questo post voglio introdurre un detto latino famoso – che può promuovere l’unità – e commentarlo brevemente.

In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas (1).

Il detto viene tradotto in più modi, tra cui:

Nelle cose essenziali l’unità, nelle cose non essenziali la libertà, in tutte le cose l’amore.

L’idea è che nelle cose che sono centrali (in necessariis) alla fede cristiana dobbiamo essere uniti (unitas), altrimenti non facciamo parte della fede cristiana.

Invece, sulle cose non-centrali (in dubiis) della fede (o “periferiche”, “marginali” o di minore importanza), dovremmo permettere (libertas) agli altri di avere un’interpretazioni diversa dalla nostra.

Infine, rispetto sia alle cose centrali sia alle cose di minore importanza (in omnibus), dovremmo comportarci con amore (caritas) gli uni verso gli altri.

Questo triplice approccio ai contenuti della fede cristiana, permette che ci sia un clima di tolleranza teologica che può (a) condurre all’unità voluta da Gesù e (b) impedire che ci sia un’unità non voluta da lui.

Quelli che vogliono un’unità a tutti i costi, vengono bloccati a in necessariis unitas. Perché? Perché ci deve essere per forza l’unità sul fondamento della fede cristiana, sulle cose “necessarie”; sennò l’unità in questione non è cristiana. Si badi bene: biblicamente, l’unità in sé non è una cosa buona.

D’altronde, quelli che vogliono elevare delle cose di minore importanza al centro della fede cristiana, vengono smascherati (come poliziotti teologici) a in dubiis libertas. Il motivo è semplice. Non tutti i contenuti biblici hanno la stessa importanza e alcuni sono dubiis (di interpretazione incerta). Un solo esempio. Non hanno lo stesso livello di importanza, da una parte, se uno crede o meno che il dono delle lingue sia per oggi (cosa “incerta”) e, dall’altra, il carattere imprescindibile della dottrina della divinità di Cristo (cosa “necessaria”).

La frase in omnibus caritas permette a tutti noi (quali che siano le nostre convinzioni in riferimento a quali cose siano “necessarie” o, viceversa, “incerte”) un contesto in cui possiamo dialogare o almeno lasciare che quelli che non sono d’accordo con noi esprimano il loro punto di vista.

Letture bibliche consigliate: Giovanni 17 e Efesini 4:1-16.

(1) Ci sono dei dati storici sull’origine del detto latino al relativo link wiki. In questo post ci interessa solo l’applicazione pratica dell’affermazione.

Questo post è uno dei tasselli del tema più ampio, intavolato in una mail di Giuseppe. Ecco una parte di quanto ha scritto: “Un argomento che ad esempio potrebbe essere utile trattare, sia per chi è già redento, sia per chi si sta avvicinando da poco alla fede, è quello della frammentazione delle denominazioni evangeliche che, nonostante si rifacciano tutte al principio del sola scriptura, presentano credenze divergenti o spesso contraddittorie e addirittura anti-bibliche (penso ad esempio ad alcune frange valdesi e ad alcuni estremismi dei movimenti carismatici). Questo a mio avviso può disorientare chi è alle prime armi e perché no, far venire qualche dubbio sulla unità della chiesa invisibile anche a chi alle prime armi non è.”

Si tratta di un tema che ritengo molto importante per il movimento evangelico italiano e, di conseguenza, credo di affrontarlo in futuro, in modo diretto e indiretto, in più post. Data l’importanza del tema, e il mio interesse nello stesso, l’avrei trattato comunque, ma ringrazio Giuseppe per aver sollevato la questione.

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