Predicate con un linguaggio accessibile, Martin Lutero

Il libro di Steven J. Lawson, Il coraggio eroico di Martin Lutero, Alfa e Omega, Caltanisetta 2017 è diviso in 6 capitoli:

  1. La vita e l’eredità di Lutero
  2. Profonda devozione alla Scrittura
  3. Un’inarrestabile forza nello studio
  4. Ferma dedizione al testo biblico
  5. Predicazione appassionata
  6. Proclamazione coraggiosa della verità.

Questo libro è ottimo per chiunque, e in modo particolare per coloro che predicano o insegnare la Bibbia. Ve lo consiglio calorosamente.

Le seguenti citazioni sono tratte dal libro di Lawson, il quale contiene cose da citare a bizzeffe.

Pp. 107-8: “…Lutero cercava intenzionalmente di predicare il Vangelo ai suo ascoltatori con un linguaggio facilmente accessibile. Al suo tempo c’era un grande bisogno di questo modo [p. 107 inizia qui] semplice di predicare. Per secoli, le congregazioni tedesche avevano sofferto a causa dei servizi religiosi fatti in Latino, che era la lingua dei dotti, ma non la lingua comunemente parlata nei mercati e nelle case. Dunque, era largamente sconosciuto alla maggior parte della popolazione. Lutero credeva che ‘il testo della Bibbia e tutta la predicazione basata su di essa, dovesse essere nella lingua comune, quella parlata ogni giorno dalla gente, non in Latino, che allontana il testo dalle persone’. Poiché voleva essere compreso chiaramente sul pulpito, Lutero cercava di utilizzare un linguaggio semplice e accessibile, insisteva sul fatto che la Parola deve essere spiegata e applicata in termini semplici nella lingua naturale della gente comune. ‘Predicare in maniera chiara e semplice è una vera arte’, diceva.”

P. 110: “In particolare modo, [Lutero] si opponeva a quei predicatori che utilizzavano un linguaggio accademico sul pulpito. Lutero diceva: ‘Utilizzare qua e là dei termini ebraici, greci e latini nei propri sermoni serve solo a spettacolarizzare e non si addice a questo tempo né a questo luogo’. E aggiungeva: ‘Io non permetterei ai predicatori di utilizzare l’ebraico, il greco o altre lingue straniere, perché in chiesa dovremmo parlare come parliamo a casa, nella semplicità e nella lingua a cui ognuno di noi è abituato’. Lutero pensava che non è di alcun aiuto che un predicatore utilizzi una lingua che i suoi ascoltatori non possano comprendere.”

Ho individuato un solo neo importante in questo libro di 151 pagine e poi una cosa che ho trovato curiosa.

1. Il neo. Voglio segnalare questo perché il libro di Lawson è importante, in particolar modo per i predicatori. Ma ciò che segnalo come un neo non indifferente potrebbe incoraggiarli a sviluppare (o a continuare ad avere) un’abitudine sbagliata. L’abitudine è quella di commettere la fallacia della radice (a nota 1 segnalo una risorsa su un’altra fallacia). La fallacia della radice: “presuppone che ogni parola abbia di fatto un significato legato alla sua forma o alle sue componenti. In quest’ottica, il significato è determinato dall’etimologia, cioè, dalla radice o dalle radici della parola” (D.A. Carson, Fallacie esegetiche, Ed. GBU, Chieti 2013, p. 18; orig. ingl.).

Lawson commette la fallacia della radice a pp. 117-8, compresa la nota 2, dove trae il significato della parola greca, parrhesiazomai (tradotta in italiano, per esempio, “predicare o annunciare con franchezza”) dall’etimologia delle sue due componenti lessicali: pas + rhesis. Questo non è il modo in cui si determina il significato di una parola né in greco né in italiano. Purtroppo questo errore è abbastanza comune tra alcuni predicatori e non solo negli Stati Uniti.

2. La cosa curiosa. A p. 38 Lawson riporta una bellissima citazione di Lutero su ciò che dice il riformatore di Wittenberg sul proprio ruolo nella riforma. Riporto qui la citazione con le parole che Lawson ha scelto di escludere (cito Lutero dal libro di Timothy George, Theology of the Reformers, Broadman, Nashville 1988, p. 53): “Io ho semplicemente insegnato, predicato, e scritto la Parola di Dio; non ho fatto nient’altro. E mentre dormivo o bevevo una birra wittenberghese con gli amici Filippo e Amsdorf la Parola indebolì così tanto il papa quanto nessun principe o imperatore avesse mai fatto. Io non ho fatto niente; la Parola di Dio ha fatto tutto.”

Ho messo in neretto (o bevevo una birra wittenberghese con gli amici Filippo e Amsdorf) ciò che Lawson non ha incluso nel citare questo passo. Attenzione: A. Egli ha segnalato con parentesi quadre e puntini che aveva escluso qualcosa. B. Questo è più che lecito e ogni autore lo fa. Il motivo è semplice: non c’è sempre motivo di riportare tutte le parole di una determinata citazione e a meno che l’esclusione non travisi il senso della citazione (e si segnali l’omissione, come ha fatto Lawson) è prassi comune escludere alcune parole. Lawson si attiene qui ad entrambe le regole. Ma trovo curiosa l’omissione. Non conosco Lawson ma (ipotizzo) forse proviene da un ambiente evangelico negli Stati Uniti dove tra certi gli evangelici rimane un tabù bere gli alcolici. Se sì, questo potrebbe essere il motivo per cui egli non ha incluso le parole: “o bevevo una birra wittenberghese con gli amici Filippo e Amsdorf”. A me invece piacciono queste parole perché insieme al “mentre dormivo” mettono in evidenza che per Lutero è stata veramente la Parola a fare tutto. (A nota 2 segnalo una risorsa che riporta questa citazione di Lutero.) Ad ogni modo, il libro è ottimo e vi invito a leggerlo.

1. Un altro errore comune tra i predicatori (di cui Carson, Fallacie esegetiche, parla a pp. 41-7) riguarda problemi che concernono i sinonimi. Su questo cfr. il mio Ci sono due amori in Giovanni 21?

Il sermone in questo post presenta altri errori esegetici. Trovali tu nell’elenco trovato nel libro di Carson.

Se anche tu commetti questi errori, subito dopo aver letto l’ottimo libro di Lawson, passa a leggere quello di Carson 🙂

2. Il sermone il Sola Scriptura, l’autorità nella Riforma protestante, riporta la piena citazione di Lutero e spiega l’importanza imprescindibile della Bibbia nella Riforma protestante (video, manoscritto).

Ecco invece una risorsa gratuita sulla predicazione: Predicare la Parola. Un manuale introduttivo sulla predicazione.

Infine: save the date!

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