Problemi di traduzione. Uno spirito cattivo, “permesso” dal Signore? 1 Samuele 16:14

Problemi di traduzione: Nuova Riveduta

Traduzione vs. Interpretazione.

Divorzio e seconde nozze.

Ogni traduzione è (in qualche misura) un’interpretazione. Infatti, chi studia la scienza della traduzione sa che ogni traduzione deve per forza inevitabilmente essere anche un’interpretazione. Ciononostante, il traduttore deve ricordare il proprio mandato (tradurre) ed esercitare l’autocontrollo necessario per non oltrepassare tale compito, se no finirà con l’interpretare troppo. In questo post presento due esempi dove la Nuova Riveduta (= NRiv) va oltre il mandato di tradurre.

1 Samuele 16:14, permesso?

Il primo esempio è 1 Samuele 16:14 (NRiv): “Lo Spirito del SIGNORE si era ritirato da Saul; e uno spirito cattivo, permesso dal SIGNORE, lo turbava”. Il testo scorre bene, e leggendolo nessuno penserebbe che si tratti di una traduzione ‘tendenziosa’, ovvero che vuole spingere il lettore a una determinata interpretazione. Il problema, però, è che nel testo ebraico nella frase ‘permesso dal Signore’ la parola ‘permesso’ non c’è.

Si attengono molto di più all’ebraico le seguenti traduzioni. Nuova Diodati: “un cattivo spirito da parte dell’Eterno lo terrorizzava”; Riveduta/Luzzi: “Saul…era turbato da un cattivo spirito suscitato dall’Eterno”; CEI (Conferenza Episcopale Italiana): “egli veniva atterrito da uno spirito cattivo, da parte del Signore”; Diodati: “lo spirito malvagio, mandato da Dio, lo turbava”.

In 1 Samuele 16:14 la Nuova Riveduta ha dimenticato il suo ruolo (tradurre) e ha inserito un commento interpretativo camuffato da traduzione. Fa una cosa simile in un passo molto importante del Nuovo Testamento.

1 Corinzi 7:15, tutte quelle parole?

In 1 Corinzi 7 Paolo affronta più aspetti del rapporto matrimoniale, compreso il divorzio e eventuali seconde nozze. Aggiungo subito che i protestanti non sono d’accordo tra loro su come comprendere complessivamente l’insegnamento biblico sulla questione del divorzio e di eventuali seconde nozze. E c’è un motivo. Su questo argomento i dati esegetici sono di una grande complessità e la duplice posta in gioco è altissima: sia di fedeltà al Signore sia di misericordia (se e quando è permessa dal Signore) a coloro che si trovano in situazioni molto difficili.

Comunque sia, sono i commentatori e i predicatori e, ovviamente, anche i singoli credenti a dover esaminare i dati biblici per formare una propria interpretazione sui vari aspetti spinosi della questione. Per fare così (a meno che non sappiano le lingue bibliche) quei credenti devono consultare la Bibbia in traduzione. Così i ruoli sono chiari: il traduttore fa la sua parte (tradurre), poi il singolo credente cerca di interpretare i relativi testi biblici. E’ così nel protestantesimo in quanto non abbiamo un magistero come i cattolici romani.

Ebbene, un versetto cruciale, e molto discusso, dell’argomentazione di Paolo in 1 Corinzi 7 è il v. 15. Ecco la traduzione della NRiv: “Però, se il non credente si separa, si separi pure; in tali casi, il fratello o la sorella non sono obbligati a continuare a stare insieme.” Sembra tutto liscio, ma c’è un problema. Le otto parole “non sono obbligati a continuare a stare insieme” includono un bel po’ di interpretazione.

Osservate la brevità delle altre traduzioni. NDiod: “non sono più obbligati”; Diod: “non son sottoposti a servitù”; CEI: “non sono soggetti a servitù”; Riv/Luzzi: “non sono vincolati”. Notate che manca in queste traduzioni la coda della NRiv, che metto qui in parentesi quadre: “non sono obbligati [a continuare a stare insieme]”.  Le parole ‘a continuare a stare insieme’ non si trovano in nessun senso nel testo greco (nota 1), che è costituito da una negazione e la forma perfetta di un verbo (δουλόω   douloō ) che significa ‘assoggettare’, ‘vincolare’ o qualcosa del genere (Carlo Buzzetti, Dizionario base del Nuovo Testamento (con statistica-base) Greco-Italiano, Società biblica britannica e forestiera, Roma 1994).

Di conseguenza, anche qui la Nuova Riveduta purtroppo dimostra di aver scavalcato il suo mandato: tradurre, e non spingere verso una determinata interpretazione.

A mio avviso, nel caso sotto esame, questo versetto permette le seconde nozze e non solo il divorzio. Ma la coda extra e ‘abusiva’ della NRiv pare indirizzare il lettore a pensare che il versetto faccia specifico riferimento alla possibilità del divorzio. Il punto è che l’aggiunta della NRiv risponde esplicitamente alla domanda: Qual è la cosa che le persone che si trovano in questa situazione non sono vincolate a fare? Risposta: non sono obbligate ‘a continuare a stare insieme’. Ma, in realtà, forse l’interpretazione corretta del testo è che tali persone non siano più vincolate dal matrimonio in questione, in nessun senso. Questa è la mia interpretazione del testo la quale non è nemmeno tanto originale.

Come dire? Forse la Nuova Riveduta ha ragione, anche se (ripeto) io credo che il significato del versetto vada oltre ad includere anche il permesso per le seconde nozze (ovviamente per il caso specifico che Paolo sta esaminando). Il fatto sta, ed è questo il punto di fondo, che tali cose vanno argomentate esegeticamente e non infilate furtivamente nella traduzione. Una buona traduzione non deve condizionare le nostre conclusioni interpretative, ma piuttosto fornirci i dati perché le possiamo decidere responsabilmente.

Nota 1. Va da sé che non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato con l’aggiunta di qualche parola, nella lingua in cui si sta traducendo, per facilitare la comprensione del testo originale. Su tale concetto linguistico cfr. Christopher Taylor, Language to Language. A Practical and Theoretical Guide for Italian/English Translators, Cambridge University, Cambridge1998, 55-60 (§1.3.3 Amplification and Reduction; e §1.3.4 Diffusion and Condensation). Gli esempi di Taylor mettono a confronto l’italiano e l’inglese, ma i principi sono applicabili anche ad altre lingue. Il mio punto è che in questo caso le parole extra della NRiv non rientrano nella categoria lecita e dignitosa di allargamento.

Questo post fa parte della serie Problemi di traduzione.

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