Un buon libro su La teologia dell’Apocalisse, Richard Bauckham

Richard Bauckham, La teologia dell’Apocalisse, Paideia, Brescia 1994, pp. 200.

Chi sono i due testimoni di Apocalisse 11? A cosa fa riferimento la frase ‘i sette spiriti di Dio’ (3:1; 4:5; 5:6)? Chi sono i 144.000 menzionati nei capitoli 7 e 14? Qual è l’importanza dei numeri sette e quattro nell’ultimo libro della Bibbia? E cosa ci dice l’Apocalisse riguardo al mondo in cui viviamo oggi? Le risposte a queste domande, come a tante altre simili vi attendono nell’ottimo libro di Bauckham (nota 1).

Bauckham inizia con la seguente affermazione programmatica (13; cfr. 176-7, 179-80): “Interpretazioni sbagliate dell’Apocalisse iniziano dal fraintendimento del genere del libro”. Il ‘genere’ letterario del libro è quello chiamato, proprio, ‘apocalittico’, un genere di cui Bauckham è un esperto al livello internazionale. Nel primo capitolo del suo studio (‘leggere il libro dell’Apocalisse’) Bauckham spiega il modo in cui l’Apocalisse, in realtà, rientra in tre generi letterari, quello delle lettere, quello della profezia e quello appunto dell’apocalittica.

Se siete convinti, per esempio, della linea interpretativa raffigurata nella serie di libri intitolati Gli Esclusi di Tim Lahaye, questo libro vi presenterà una sfida non indifferente. Infatti, secondo Bauckham (176): “l’Apocalisse non predice una sequenza di eventi, come se si trattasse di storia scritta anticipatamente. Un simile fraintendimento del libro non può reggere a uno studio serio e approfondito delle sue immagini”. Ed è questo quello che Bauckham si prefigge di presentare nella sua opera: ‘uno studio serio e approfondito delle immagini’ dell’ultimo libro della Bibbia.

In un passaggio affascinate Bauckham spiega come l’impiego delle tante immagini permise a Giovanni di comunicare più e meno (non più o meno) di una predizione letterale (114): “Perfino i commentatori più sottili sono tutti fin troppo facilmente caduti nell’errore di scambiare le immagini per segnali in codice, che basterebbe soltanto decodificare per ricavarne predizioni letterali. Ma ciò significa non considerare veramente le immagini in quanto immagini. Nella rappresentazione del futuro Giovanni ricorre a immagini perché queste gli permettono di dire più e meno di quanto consentirebbe una predizione letterale. Meno, perché l’Apocalisse non offre un quadro letterale dello svolgimento di eventi futuri – come se la profezia non fosse altro che storia scritta in anticipo. Ma di più, perché quanto essa in realtà fornisce è di penetrare nella natura del disegno di Dio per il futuro, e lo fa in un modo che adatta gli atteggiamenti dei lettori al futuro e li stimola a partecipare attivamente al disegno divino.”

Questo libro ha una forte carica teologica. Infatti si potrebbe dire che l’asse portante del libro è uno studio molto ricco sulla trinità nell’Apocalisse: cap. 2 ‘Colui che è, che era e che viene’ (sul Padre); capp. 3-4 ‘l’Agnello sul trono’ e ‘la vittoria dell’Agnello e dei suoi seguaci’ (sul Figlio); e cap. 5 ‘lo Spirito di profezia’ (sullo Spirito). Gli ultimi due capitoli prendono di petto ‘la nuova Gerusalemme’ e ‘l’attualità dell’Apocalisse’.

Per Bauckham l’Apocalisse non è solo un libro di giudizio sul mondo, è anche un’esortazione alla chiesa di portare l’annuncio della salvezza nel mondo prima del ritorno di Cristo. In riferimento al cantico dei redenti del cap. 5, Bauckham spiega (123): “Si comprende ora che questa redenzione di un popolo speciale tra tutti i popoli non è fine a se stessa, ma mira a uno scopo ulteriore: condurre tutti i popoli a riconoscere e adorare Dio. Nella prima fase della sua opera, il sacrificio cruento dell’Agnello redense un popolo per Dio. Nella seconda fase, questa partecipazione del popolo al suo sacrificio per mezzo del martirio, conquista tutti i popoli a Dio. Così giunge il regno universale di Dio” (nota 2).

Nell’interpretazione di Bauckham un tassello fondamentale riguarda il ruolo centrale del martirio, o della disponibilità allo stesso, dei seguaci dell’Agnello. Tale disponibilità portò dei risultati straordinari nei primi secoli della chiesa. Bauckham (108): “In realtà, il martirio cristiano, nei primi secoli della chiesa, impressionò la gente e la conquistò alla fede nel Dio cristiano proprio in questo modo. I martiri furono testimoni efficaci della verità del vangelo perché la loro fede nella vittoria di Cristo sulla morte divenne evidente in modo tanto convincente a motivo della maniera in cui affrontarono la morte e morirono”. Viene spontaneamente in mente il celebre detto di Tertulliano (II-III secoli): “il sangue dei cristiani è il seme [della chiesa]” (nota 3).

Per Bauckham l’Apocalisse costituisce una forte critica della Roma imperiale (la Babilonia dei capp. 17-18) come sfruttatore economico e ingannatore religioso. Ma nell’interpretazione di Bauckham tale critica è rivolta a qualsiasi sistema che condivida i peccati di quell’antico impero. La chiesa deve resistere a tali prepotenze e a tali inganni osservando i comandamenti di Dio e custodendo la testimonianza di Gesù (cfr. Apocalisse 12:17; 14:12). Così facendo, i seguaci dell’Agnello accolgono l’arrivo del regno di Dio e invitano altre persone a uscire dall’inganno satanico abbracciando anch’essi la signoria di Cristo. Egli scrive (191): “Ma non è da trascurare che l’Apocalisse ricorda che la partecipazione cristiana all’avvento del regno di Dio non dipende da potere e autorità. Nella sua forma essenziale la testimonianza cristiana, che non può essere sostituita da nessun’altra, è fedeltà coerente al regno di Dio. In tale testimonianza inerme il potere della verità di distruggere le menzogne dimostra la propria efficacia. Potere legittimo e autorevolezza non devono certo venire disprezzati, ma si resiste meglio alle tentazioni del potere quando la testimonianza fedele sia prioritaria.”

Credo che rifletterò a lungo su diverse delle tesi presentate in questo libro. Ci sono tanti punti in cui sono d’accordo con Bauckham, ma anche qualche punto dove questo grande biblista mi convince di meno. Per esempio, a p. 117 della mia copia del libro mi sono fatto un appunto riguardo a un verbo greco. Se l’interpretazione ‘positiva’ di Bauckham riguardo a 14:15 è vera, si tratterebbe dell’unico utilizzo (appunto) ‘positivo’ del verbo in questione. Questo non esclude, in partenza, l’interpretazione di Bauckham di questo versetto, ma vuol dire che su questo versetto specifico voglio approfondire meglio il lato lessicale (cioè, lo studio del significato e l’utilizzo delle parole).

E’ ben noto che quasi tutte ‘le lettere alle chiese’ nei capp. 2-3 contengono degli ammonimenti. Ma mi piace molto come Bauckham mette in evidenza che l’annuncio di giudizio dell’Apocalisse è rivolto anche alla chiesa, (mi immagino) vista come realtà mista. Egli scrive (190-1): “La critica profetica dell’Apocalisse è diretta sia alle chiese sia al mondo. Essa afferma che la falsa religione non consiste solo nelle idolatrie appariscenti di potere e prosperità ma anche nel pericolo costante che la vera religione smentisca se stessa scendendo a compromessi con simili idolatrie e tradendo la verità di Dio. Di nuovo, è questo il significato dell’insistenza teocentrica dell’Apocalisse sul culto e la verità. Si conosce la verità di Dio nell’adorazione autentica di Dio. Per contrastare l’idolatria nel mondo con la testimonianza fedele alla verità, la chiesa deve continuamente purificare la propria percezione della verità nella visione dell’Uno interamente Santo, il Creatore sovrano, che condivide il trono con l’Agnello immolato” (nota 4).

Sia chiaro che se l’interpretazione di Bauckham è corretta nella sua impostazione principale, ne segue che non lo è la stragrande maggioranza di ciò che leggiamo e guardiamo nel mondo evangelico conservatore sull’Apocalisse (nota 5). Ma anche se Bauckham avesse torto riguardo a tale impostazione di fondo, questo libro sarebbe comunque utile per due motivi. Primo, perché ci aiuta a staccarci da schemi e disegni interpretativi (come quelli appesi in tante sale evangeliche) i quali forse tradiscono più che illuminano l’interpretazione dell’Apocalisse (nota 6). Secondo, perché le decine di spunti trovati in questo libro ci aiuteranno a vedere meglio la maestosità di colui che siede sul trono e dell’Agnello, come raffigurata nell’ultimo libro della Bibbia (nota 7).

Consiglio calorosamente questo libro e spero che venga letto da tanti evangelici e che ci aiuti a comprendere meglio il Dio e il messaggio dell’Apocalisse, che concordiamo o no, alla fine, con l’interpretazione di Bauckham. Una lettura diffusa di questo libro in Italia potrebbe scatenare in questa generazione una rinnovata ricerca sull’Apocalisse (nota 8).

Nota 1. Questo libro di Bauckham non è solo ottimo, lo si può anche acquistare ad un prezzo scontato su alcuni siti, tra cui qui.

Nota 2. Attenzione: per quanto riguarda la frase ‘tutti i popoli’, Bauckham non crede che l’Apocalisse insegni l’universalismo soteriologico, ovvero che tutti saranno salvati. Piuttosto egli afferma, con tanti altri interpreti, che una caratteristica letteraria dell’Apocalisse è di parlare in termini assolutistici.

Nota 3. Apologeticum “semen est sanguis Christianorum” (L.13); cito sopra da p. 29 di Tony Lane, Compendio del pensiero cristiano nei secoli, Voce della Bibbia, Formigine 1994.

Nota 4. Il punto è che i semi di ‘Babilonia’ sono già nelle chiese, una realtà che viene fuori specificamente in alcuni degli ammonimenti alle chiese nei capp. 2-3. Un pensiero parallelo viene da Atti 20, dove Paolo si rivolge agli anziani di Efeso radunati con lui a Mileto. Nel suo discorso commovente Paolo include un passaggio che parla dell’errore che viene non solo dal mondo, ma anche dall’interno della chiesa (vv. 29-30): “Io so che dopo la mia partenza si introdurranno fra di voi lupi rapaci, i quali non risparmieranno il gregge; e anche tra voi stessi sorgeranno uomini che insegneranno cose perverse per trascinarsi dietro i discepoli.”

Nota 5. Ma attenzione: Bauckham critica non solo un’interpretazione “fondamentalistica”, ma anche “gli studiosi storicizzanti moderni” che non vedono nell’Apocalisse un messaggio ‘trascendente’ che va oltre l’esperienza dei primi lettori/ascoltatori (cfr. 179). In questa pagina importante Bauckham spiega come, secondo lui, il messaggio dell’Apocalisse si è adempiuto nei primi secoli ma che, ciononostante, tale adempimento non è per niente esaurito.

Nota 6. Il problema con quegli schemi è che certe persone li vedono come ispirati, ovvero come se fossero delle appendici ispirate che venivano ricopiate nei manoscritti antichi! Si tratta di un caso in cui gli evangelici, che dicono di credere nell’ispirazione della Bibbia, credono invece nell’ispirazione di determinate interpretazioni della Bibbia. Uno schema interpretativo, grafico o letterario che sia, deve essere argomentato e valutato, e non intransigentemente o ingenuamente tramandato e creduto.

Nota 7. Un solo esempio sarebbe costituito dai commenti di Bauckham a pp. 168-9 sull’immediato accesso alla presenza di Dio. Riporto in seguito solo una piccola parte di tali commenti, qui in specifico riferimento all’Apocalisse 22:4 (“vedranno la sua faccia”) (169): “Il volto rivela la natura di una persona. Vedere il volto di Dio significherà conoscere l’essenza di Dio nel suo essere personale, e ciò costituirà il centro della gioia eterna dell’umanità nella sua eterna adorazione di Dio.” Teologia pura!

Nota 8. L’originale inglese di questo libro risale al 1993. Così, più di vent’anni fa Bauckham concludeva il suo studio scrivendo (193): “l’Apocalisse possiede un’attualità teologica insospettata: essa può contribuire a illuminare il rinnovamento della dottrina di Dio, che oggi è forse la necessità teologia più urgente.” Gli evangelici conservatori italiani credono già nell’attualità dell’Apocalisse. Ma se Bauckham ha ragione nella sua interpretazione di questo libro straordinario, l’Apocalisse è attuale in un modo completamente differente da quello che pensiamo.

A breve un post su un commentario sull’Apocalisse, disponibile in italiano, consigliato da D.A. Carson.

Poi un pochino più avanti un post con un link a diverse risorse per lo studio dell’Apocalisse.

La fine è vicino vicino? Non saprei, ma forse è vicino il momento di cominciare a documentarci in modo serio sull’ultimo libro della Bibbia 🙂

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